Han ragione gli altri.

Mi ritengo, senza vanitá alcune, il re incontrastato delle opinioni impopolari.
O almeno mi ci riterrei, se tra queste citate opinioni non ci fosse di mezzo anche la confusione che provo di fronte alla necessità impellente di chiunque di vivere sotto l’ombra del proprio ego. Non comprendo chi, sui social o anche solo nelle chiacchere informali, non compia in realtá l’atto di parlare, ma spesso di spargere indizi sotto i quali trovare glorificazioni della propria persona.
Se parli di musica con qualcuno, al 90% inizierà parlandoti di tutte le volte in cui è riuscito ad accaparrarsi il posto in prima fila a un determinato concerto, e da quello farà scaturire la sua passione per un artista. Dal fatto che lui abbia tutte le possibilità economiche, di libertà o semplicemente di fortuna per accaparrarsi il posto più prestigioso. Non un accenno a un pezzo preferito, a ciò che sente dentro quando li ascolta, niente.
Tuttavia avrò sicuramente altre occasioni qui per parlare di tutto ciò che è legato a questo modo di essere, ma voglio oggi concentrarmi su un unica frase, piccola ma importante:

“So io e solo io cosa è bene per me stesso”.

Tralasciando l’ovvietá che un parere esterno è di sua natura più oggettivo di un parere soggettivo e autovincolante, poniamo ad esempio che una persona amica mi dica “Da domani inizierò a lavorare perché ho bisogno di soldi.”. Non avrei nulla da dire riguardo la sua scelta, nonostante sia consapevole che essa toglierá un sacco di tempo ai suoi interessi e in generale sconvolgerà drasticamente i ritmi della sua vita. Sarebbe tuttavia stupido dirgli di pensare a questi aspetti. Gli mostrerei soltanto un bivio di fatto impercorribile, sbarrato da necessità esterne.
Questo ci porta quindi a pensare che quando qualcuno si sente in diritto di provare a farti divergere dalla tua scelta lo fa per mostrarti strade alternative (funzionali o meno) che non siano sbarrate da fattori esterni alla volontà di ognuno.
Strade che, nell’elaborazione solitaria della scelta, non cogli. È impossibile o meglio quasi improbabile che qualcuno possa ragionare da solo sulla sua vita senza metterci di mezzo un qualsiasi fattore emozionale. E per quanto mi piaccia pensare di essere un romantico, una buona emozione senza una base razionale è spesso un pretesto di autodistruzione. Un lasciarsi andare a qualcosa che ci prende per il semplice fatto che ci prenda, scordando spesso che è nell’oblio e negli spazi vuoti che il marcio raffiora. Di fatto l’opinione altrui è ESSENZIALE nella costruzione della vita degli altri. Fornisce una base razionale su cui poggiare le aspettative e i sogni che si legano al cambiamento. Alla fine la bilancia resta sempre chi ha fatto la scelta e suo resta il compito di integrare o meno le nuove informazioni, e chi spesso smentisce a priori i pareri altrui sulle sue scelte è solo perché, a mio parere, si sente schiacciato e impaurito dal vortice delle possibilità offerte. Non ha neanche il coraggio di essere la bilancia, perché saprebbe esattamente dove il piatto andrerebbe a pendere.
Sa di non avere ragione, ma sá anche di doverla avere per preservare questa antica reliquia che è diventato il ME STESSO.
Slegato dal resto, fedele solo a sé e che solo in sè stesso si costruisce.
Come fare un castello di carte usando solo gli assi.

-Notta.

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